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Ott

Gli Esperti Italiani: Intervista a Raffaele Gaito

Category : Marketing, News e Eventi / by

Continuiamo con lo speciale dedicato agli esperti, tanti bei spunti stanno nascendo dalle loro interviste.

Ti sei perso le altre? Ecco le interviste agli esperti Web.

Oggi tocca a Raffaele Gaito, blogger, autore, public speaker e tra i più grandi esponenti del Growth Hacking.

Buona lettura!

Raccontaci chi sei e di cosa ti occupi.

Ciao Enrico, e grazie della chiacchierata.
Mi chiamo Raffaele Gaito, sono un curioso e uno sperimentatore.
Mi occupo di una disciplina chiamata Growth Hacking che mi consente di fare di queste due mie caratteristiche il mio lavoro. Detta in parole semplici: insegno alle aziende come sperimentare per sopravvivere ai cambiamenti che ci circondano.

 

Quando e come hai iniziato a fare il tuo lavoro?

Ho iniziato 6-7 anni fa (non ricordo di preciso) per necessità.
Studiando il mondo del marketing da autodidatta (per i miei progetti) mi sono imbattuto in un libro che parlava di Growth Hacking e me ne sono innamorato subito.
Ero io in primis ad aver bisogno di quei concetti: sperimentare di continuo per sopravvivere ed evolversi con l’evolvere del mercato.
Siccome in Italia era un argomento completamente nuovo il secondo, naturale, step è stato iniziare a fare divulgazione.
Da lì poi si è trasformato in un vero e proprio lavoro a tempo pieno e oggi lo faccio come formatore, consulente e coach per realtà di ogni tipo.

 

Qual è la tua giornata lavorativa tipo?

Sveglia. Colazione. Meditazione. Lettura. Palestra.
E fin qui mezza mattinata è andata.
Poi il resto del tempo lo dedico 60-70% alle mie attività e un 30-40% ai miei clienti.
La fetta più grossa della giornata è dedicata alla produzione di contenuti e alla gestione della mia academy sul Growth Hacking.
Poi passo alle attività con i vari clienti che gestisco da remoto e lì si spazia da email, trello, call e un po’ di numeri.

 

Quando si parla di Growth Hacking cosa si intende?

Quello che ho detto sopra: sperimentazione. È un metodo che consente di impostare all’interno di un’azienda un processo di sperimentazione. Si parla di “processo” proprio per differenziare tutto questo dalla sperimentazione fatta ogni tanto e in maniera disorganizzata. Il Growth Hacking consente di impostare il tutto in modo preciso e organizzato attraverso strumenti, modelli, procedure e framework.

Come si diventa Growth Hacker?

Allo stesso modo con cui si diventa web designer o programmatore o pizzaiolo.
Con il giusto equilibrio tra teoria e pratica.
Sulla teoria ormai siamo fortunati ad avere tanto materiale in lingua italiana da cui poter studiare: post, video, corsi, libri, eventi e chi più ne ha più ne metta.
Proprio su questo punto io ho lanciato da qualche mese un’academy online (Growth Program) che raccoglie imprenditori e professionisti da tutta Italia e da tutti i settori che vogliono formarsi in maniera seria e continua sul tema.
Infatti la questione principale della formazione su argomenti come questi è la velocità con la quale le informazioni diventano obsolete. Dobbiamo accettare l’idea che nell’epoca nella quel viviamo serve un modello di formazione continuo e differenziato.

 

Questo è un portale incentrato sulla SEO, puoi dirci che benefici può avere il Growth Hacking sulla SEO?

La SEO è uno strumento, come tanti altri.
Per chi fa Growth Hacking è vista come uno dei tanti attrezzi nella propria cassetta degli attrezzi.
Visto che si parla di sperimentazione, a un certo punto, se necessario, durante la definizione degli esperimenti ci potrebbero essere esperimenti che riguardano anche la SEO. Se così fosse si “prende” quello strumento e lo si usa per fare dei test.

 

A settembre è uscito il tuo libro Growth hacking mindset, ce ne parli?

È il mio secondo libro sul tema ed è la prima volta che un libro di Growth Hacking porta dei casi studio Italiani.
Ho raccolto 25 aziende tra amici, clienti e studenti e le ho intervistate per chiedere loro come si rapportano con la sperimentazione, l’analisi dei dati e il pensiero laterale (i tre pilastri del Growth Hacking).
Credo che sia stato un passo importante per tutta la “scena” perché ha avvicinato il tema all’imprenditore medio italiano.
Finché ti ritrovi a parlare di qualcosa facendo esempi come Dropbox, AirBnb e Uber chi ti ascolta percepisce il tutto come molto lontano. La classica scusa era “si, ma sta roba può funzionare solo in Silicon Valley”.
Nel momento in cui porti esempi di aziende che si trovano a Bari, a Salerno, a Verona o a Cagliari allora rendi tutto molto più vicino e concreto. Della serie “se lo fanno loro, lo posso fare anche io”.

Come vedi il futuro del tuo settore?

Impostare processo di sperimentazione rapida e continua è l’unico modo che hanno le aziende per sopravvivere, c’è poco da girarci intorno.
Il mercato cambia a una velocità senza precedenti e chi non si adatta muore. Molto darwiniana come visione, ma è la verità.
Il futuro è un futuro nel quale aziende di ogni tipo iniziano ad adottare questo approccio, non solo le startup innovative e non solo chi si occupa di digitale.
Proprio qualche giorno fa è uscita una bella intervista alla Chief Growth Officer di Kellogg’s che racconta come la metodologia Growth sta cambiando l’azienda. Ecco, mi riferisco proprio a uno scenario di questo tipo.

 

Quali sono i 5 esperti (italiani o stranieri) che segui costantemente?

Seguo solo esperti stranieri sul tema.
I miei punti di riferimento sono:
  • Sean Ellis
  • Andrew Chen
  • Neil Patel
  • Noah Kagan
  • Morgan Brown

 

3 strumenti indispensabili per fare il tuo lavoro?

  • Trello per organizzare tutte le attività (sia mie che dei miei clienti).
  • Zapier per gestire tutti gli automatismi e collegare altri tool tra di loro.
  • ActiveCampaign per tutta la parte di marketing automation e email marketing.

 

Quali i tuoi prossimi progetti?

Nel futuro prossimo mi concentrerò sulla mia academy. È un progetto che mi sta parecchio a cuore e che voglio migliorare parecchio nel corso di quest’anno.
Poi c’è sicuramente un altro libro. Ho scoperto che scrivere libri mi piace tantissimo e (a quanto pare) mi riesce bene. Non vorrei mai smettere di scrivere.

 

Un consiglio da dare ad un giovane che vuole lavorare nel web?

Non è facile come vogliono farti credere.
Non pensare che solo perché si tratta di digitale allora significa che è meno difficile.
Non è vero per nulla e tocca farsi il mazzo come in qualsiasi altro lavoro.
Anzi, forse proprio perché le barriere all’ingresso sono più basse e un sacco di cialtroni ci si buttano devi studiare di più e differenziarti di più.
Non smettere mai di studiare.

 

Grazie mille per la disponibilità, in bocca al lupo per tutto.

Sempre viva il lupo! 
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